Verso la libertà: il rilascio controllato di Olaf, Ozzy e Xena
La storia dei due fratellini e della principessa guerriera
Tempo fa vi avevo parlato dei polpettini spinosi, i fratellini Olaf, Ozzy e Xena: tre cuccioli di riccio trovati piccolissimi e senza la mamma.
Se non fosse intervenuta l’Associazione Amici del Riccio, oggi molto probabilmente non sarebbero qui. Grazie alle cure ricevute sono cresciuti forti abbastanza da poter affrontare il mondo… ma non subito da soli.
Essendo cresciuti in cattività, non conoscevano la natura, i suoi pericoli e i suoi odori. Per questo motivo non potevano essere liberati direttamente, ma avevano bisogno di un rilascio controllato.

Cos’è un rilascio controllato
Il rilascio controllato significa che per due o tre settimane i ricci vivono all’esterno, nel luogo dove poi resteranno liberi, ma all’interno di un recinto protetto (circa 3 × 3 metri).
In questo modo possono prendere confidenza con:
l’erba sotto le zampe
gli odori
i rumori notturni
il ciclo giorno/notte
Quando sono pronti, il recinto viene smontato e loro possono finalmente andarsene.
Romina ha affidato a me questi tre cuccioli e il delicato compito di accompagnarli verso la libertà. Ero emozionatissima. Insieme a mia mamma abbiamo costruito il recinto seguendo scrupolosamente le indicazioni ricevute.
I primi giorni nel recinto
I tre polpettini sono arrivati da me il 6 agosto 2025. Ricordo ancora l’emozione del primo giorno: vederli camminare sull’erba, annusare, esplorare, scoprire il mondo centimetro dopo centimetro.
Di giorno dormivano sempre vicini vicini, uno accanto all’altro.
Di notte uscivano a mangiare, muovendosi cauti ma curiosi.
Durante queste settimane mia mamma e mia nipote Martina sono state preziosissime. Insieme a me si sono occupate di tutto:
pulire le casette
cambiare l’acqua
preparare il cibo
controllare che stessero bene
È stato un lavoro di squadra fatto con amore!
Tra caldo, tempeste e preoccupazioni
Quando ci si occupa di un rilascio controllato, la regola è lasciare i ricci il più possibile tranquilli, ma restando sempre pronti a intervenire se necessario.
Nel mese in cui sono rimasti nel recinto ci sono stati alcuni momenti difficili.
All’inizio faceva molto caldo: giorni di vera canicola. Ho dovuto togliere la paglia dalla casetta perché i piccoli ne soffrivano. Di notte bagnavo il prato per rinfrescare l’ambiente, mentre di giorno ho aggiunto degli ombrelli per rafforzare le zone d’ombra.
Poi è arrivato un periodo di piogge violentissime, quasi tropicali.
Mi svegliavo alle tre del mattino e uscivo a controllare come stavano. Per praticità, i riccetti avevano deciso di dormire direttamente nella mangiatoia, evitando di affrontare la tempesta. E avevano ragione: i temporali erano davvero forti.
Ammetto che più di una volta ho avuto il desiderio di portarli in casa e proteggerli.
Ma non sarebbe stato giusto. In natura ci saranno sempre eventi estremi e loro dovevano imparare ad affrontarli.
Il giorno della libertà
Finalmente è arrivato il momento giusto: niente più caldo soffocante, niente tempeste.
Una sera ho deciso di aprire un lato del recinto e osservare cosa sarebbe successo.
Xena è stata la prima ad accorgersi della libertà. Non ha nemmeno mangiato: si è messa subito a esplorare, seguita poco dopo da Olaf.
Restavano in un raggio di circa 50 cm dal recinto, annusavano tutto, emettevano versetti strani, leccavano i nuovi odori… e poi si “sputavano” addosso, quel comportamento curioso che avevo già raccontato parlando di Lisa.
Ozzy, invece, ha fatto il contrario: ha continuato a dormire e, prima di partire all’esplorazione del mondo, ha deciso con calma di mangiare. Tipico Ozzy.
Dopo il rilascio
Nei mesi successivi ho rivisto spesso Olaf e Ozzy.
Olaf addirittura ha scelto di fare il letargo nella mangiatoia grande, ed è lì che ora dorme profondamente.
Xena, invece, non l’ho mai più rivista. Mi chiedo spesso dove sia ora, che strada abbia preso. Con le vicine di casa abbiamo una chat dedicata ai ricci: ci scriviamo quando ne vediamo uno, come una specie di piccolo censimento. Ma nemmeno loro hanno più incontrato la piccola guerriera.
E forse è giusto così.
Perché la libertà vera è anche questo: non sapere dove siano, ma sapere che ora possono scegliere.
🦔 Come costruire un recinto per il rilascio controllato dei ricci
Un recinto per ricci dovrebbe:
avere un’altezza di almeno 60 cm
avere pareti che scendano almeno 20 cm sotto terra (i ricci scavano più di quanto si pensi!)
essere in una zona pianeggiante, non ripida
non usare reti metalliche, per evitare ferite
avere un’area minima di 3 m² per riccio (più è grande, meglio è)
stare in una zona non troppo soleggiata
contenere due casette: una per dormire e una per mangiare




