Kill Bill… ma in versione spinosa 🦔
L’anno scorso, a maggio, avevo appena accolto Pimpa, Lisa e Minù.
Ero agli inizi del mio viaggio nel mondo dei ricci: entusiasta, curiosa… e decisamente inesperta.
È proprio in quel periodo che sono arrivate loro.
Tre piccole presenze nella mangiatoia, una sera durante il mio solito giro di ispezione.
Le ho trovate lì, insieme ad un altro riccio: tre riccetti piccoli, tra i 400 e i 500 grammi. Le ho controllate una a una per verificare che non avessero zecche e, per distinguerle, le ho contrassegnate con un po’ di colore sugli aculei.
Ed è qui che entrano in scena i miei piccoli errori da principiante.
Gli errori di chi sta imparando
Mi sembravano così piccole che ho fatto solo due pallini di colore invece di tre.
E ho pure scelto il nero… che sugli aculei non è proprio il massimo della visibilità.
Non solo: non ero ancora capace di distinguere con sicurezza maschi e femmine. Così i nomi li ho scelti un po’ ad intuito, un po’ a sentimento, senza troppe certezze.
Col senno di poi farei scelte diverse.
Ma è anche così che si cresce: osservando, sbagliando, correggendo.
E visto che Pepita P. Brown aveva già aperto la strada, anche loro meritavano nome e cognome. Ispirazione? Il film Kill Bill: Volume 1.
Ed ecco che sono state battezzate:
O-Ren Ishii (bianco e rosso)
Gogo Yubari (rosso e nero)
Elle Driver (bianco e nero)
Tre guerriere. Tre personalità.
L’estate delle guerriere
Durante l’estate le ho incontrate spesso. Soprattutto Gogo. A settembre era diventata gigantesca: 1,3 kg di riccio. Quando l’ho pesata sono rimasta a bocca aperta. Da pallina di 450 grammi a polpettona da competizione.
Ogni tanto scoprivo che dormiva dalla mia vicina Claudia, nella sua legnaia piena di cataste di legno, il paradiso per un riccio. Veniva a mangiare da me… ma poi andava a dormire da Claudia.
Ed è qui che entra in gioco una cosa bellissima.
Un quartiere per ricci
Sono immensamente fortunata.
Il mio giardino è grande, circa 3000 m², con vigna e boschi dietro. Ma non è solo questo.
A destra c’è Claudia, con grandi cataste di legna adorate dai ricci.
A sinistra c’è Daniela, con una parte di giardino lasciata completamente al naturale, perfetta per ogni animaletto.
Sotto casa c’è Elena, anche lei con nascondigli ideali.
E due case più in là c’è Lisa, una signora premurosa sempre disponibile ad aiutare.
Potremmo definirlo un quartiere di amanti delle polpette spinose.
Ci scriviamo, ci aggiorniamo, ci avvisiamo.
Se una di noi va in vacanza, le altre riempiono le mangiatoie.
A volte scopro che un “mio” riccio è stato visto da Elena o da Daniela.
Scrivo “mio” tra virgolette, perché è importante ricordarlo sempre: i ricci sono animali selvatici e protetti. Non sono animali domestici. Non vanno trattenuti, non vanno rinchiusi. Noi possiamo solo offrire un ambiente sicuro, cibo di supporto e rispetto.
Ma c’è qualcosa che ho capito grazie a O-Ren, Gogo ed Elle: la tutela della fauna selvatica non è un gesto individuale. È una rete.
Se il mio giardino fosse stato un’isola, forse non avrei rivisto tutte e tre.
Se Claudia non avesse lasciato le cataste di legna, se Daniela non avesse preservato una zona naturale, se Elena non avesse creato rifugi… le loro possibilità sarebbero state diverse.
La sopravvivenza non è mai solo merito di uno.
È sempre il risultato di un ecosistema. Di scelte condivise. Di sensibilità diffuse.
Ed è questo che fa davvero la differenza.
O-Ren, Gogo ed Elle
O-Ren era più discreta.
Elle più osservatrice.
Gogo… beh, Gogo era presenza scenica pura.
Ma tutte e tre hanno rappresentato per me qualcosa di più grande: l’inizio vero della mia immersione in questo mondo spinoso.
Con loro ho imparato.
Ho sbagliato.
Ho osservato.
Mi sono emozionata.
E oggi, nel cuore dell’inverno, non vedo l’ora che queste tre polpettone, ormai oltre il chilo, si risveglino dal letargo.
Perché ogni primavera, quando rivedo un riccio che ho conosciuto l’anno prima, è come ricevere una conferma: ce l’hanno fatta.
E in fondo, queste piccole guerriere, un po’ Kill Bill lo sono davvero. Non per vendetta. Ma per la loro incredibile capacità di sopravvivere.





