Primo, il riccio che non ha mai smesso di lottare 🦔💚
Primo è uno di quei ricci che difficilmente si dimenticano.
Ci sono ricci che arrivano al Centro Recupero con qualche zecca o una piccola ferita. E poi ci sono quelli che, al primo sguardo, ti fanno chiedere come abbiano fatto ad arrivare vivi fino a quel momento.
Primo è stato trovato il 1° maggio al Monte Verità, in un parco giochi. È proprio dal giorno del suo ritrovamento che nasce il suo nome.
Quando è arrivato al Centro Recupero Ricci di Maggia le sue condizioni erano gravissime.
Aveva numerose ferite ormai infette e in cancrena, ricoperte da larve di mosca e formiche che uscivano direttamente dalle lesioni.
Prima ancora di iniziare qualsiasi terapia è stato necessario fare una cosa fondamentale: pulire accuratamente le ferite.
Con infinita pazienza tutte le ferite sono state lavate, disinfettate e liberate dal tessuto ormai compromesso. Solo il giorno successivo è iniziata una delle cure che al Centro Recupero viene utilizzata spesso per le grandi ferite: la famosa “pappetta magica”, preparata con miele, zucchero di canna e Betadine unguento.
Da quel momento è iniziato un lavoro quotidiano fatto di medicazioni, pulizia e tantissima pazienza.
La ferita più estesa si trovava sulla testa ed era così grave che Primo non riusciva nemmeno a chiudersi completamente a palla. La testa rimaneva sempre scoperta e, paradossalmente, questo permetteva di effettuare le medicazioni senza dover ricorrere alla sedazione.
Le ferite erano talmente avanzate che non è stato possibile capire cosa le avesse provocate. Un morso di un animale? Una lama di un decespugliatore? Qualcos’altro?
Quando un riccio viene soccorso rapidamente, spesso, una volta cadute le prime croste, si riescono ancora a riconoscere i segni lasciati dai denti oppure i tagli tipici di una lama. Nel caso di Primo, purtroppo, l’infezione aveva ormai cancellato ogni traccia.
Non sapremo mai cosa gli sia successo.
Quello che sappiamo è che non ha mai smesso di lottare.
Al momento del recupero pesava 596 grammi. Dopo appena due giorni era già salito a 714 grammi, segno che aveva ancora un grande appetito e una straordinaria voglia di vivere.
Le cure sono proseguite per quasi due mesi.
Ogni giorno.
Senza scorciatoie.
Poco alla volta le ferite hanno iniziato a richiudersi, la pelle ha ricominciato a guarire e Primo è tornato a fare una cosa che un riccio deve sempre poter fare: chiudersi a palla. Vederlo assumere di nuovo la sua posizione di difesa è stato un grande traguardo che riempie il cuore.
Alla fine di giugno il suo peso aveva raggiunto 1.526 grammi. Un risultato straordinario se si pensa alle condizioni in cui era arrivato.
Le ferite, però, hanno lasciato conseguenze permanenti.
Primo ha perso completamente l’occhio sinistro e con quello destro vede molto poco. Per un riccio selvatico la vista non è il senso principale, ma una disabilità di questo tipo, unita ai traumi subiti, rende troppo rischioso un ritorno in piena libertà.
Per questo motivo Primo è stato liberato nel Parco dei Ricci Disabili nel Luganese, quel meraviglioso progetto nato dalla collaborazione tra l’Associazione Amici del Riccio Ticino e una famiglia che ha deciso di mettere a disposizione il proprio grande giardino per offrire una seconda possibilità ai ricci che non possono più vivere autonomamente in natura.
Io continuo a chiamarlo il Paradiso delle seconde opportunità.
Ed è proprio lì che oggi Primo ha iniziato la sua nuova vita. Guardatelo adesso.
Chi avrebbe mai immaginato che quel piccolo riccio ricoperto di larve, con il corpo devastato dalle infezioni e le ferite in cancrena, sarebbe arrivato fino a qui?
Primo è stato messo in un recinto per un paio di giorni per permettergli di riabituarsi agli odori della natura. Dopo di che il box è stato tolto ed ora è liberooooo.
💚 Un ringraziamento speciale va ad Elsa e Alex, che per oltre vent’anni hanno dedicato una parte enorme della loro vita alla cura dei ricci in difficoltà. Migliaia di polpette spinose sono passate dalle loro mani esperte, ricevendo cure, attenzione e una seconda possibilità.
Quella di Primo è una delle ultime grandi storie curate nel Centro Recupero di Maggia, prima del passaggio definitivo delle attività al centro di Quartino.
Grazie, Elsa e Alex, per tutto quello che avete fatto in questi anni. Il vostro lavoro ha lasciato un segno profondo non solo nei ricci che avete salvato, ma anche in tutte le persone che, come me, hanno avuto la fortuna di conoscervi e di imparare da voi. 🦔💚




