Pào, la polpetta spinosa con le bolle al naso
In questi giorni sono particolarmente impegnata. Tra il lavoro in ospedale e quello al domicilio, le mie giornate scorrono in una continua corsa contro il tempo. Cerco di far coincidere appuntamenti, orari, spostamenti, immersa nella frenesia quotidiana che spesso non lascia spazio a molto altro.
La giornata era iniziata presto, con una serie infinita di impegni e riunioni.
Poi, a metà mattina, è successo qualcosa.
Ho sentito la suoneria del Gruppo Riccio Express: cercavano un volontario in zona Lugano per trasportare una piccola polpetta spinosa al centro di Quartino. Ho letto il messaggio e, in un attimo, tutto intorno a me si è fermato.
Le priorità sono cambiate in meno di un secondo.
Siamo spesso sommersi dai doveri e dagli obblighi, e ci dimentichiamo di farci una domanda semplice ma fondamentale: io, cosa voglio fare davvero?
La risposta, quella mattina, era chiarissima.
Volevo aiutare quel piccolo riccio in difficoltà. Ho scritto nella chat e ho ricevuto subito le coordinate. Ho contattato la signora Daniela, che aveva trovato il riccio, e sono passata da lei per recuperarlo.
A colpo d’occhio ho stimato che potesse pesare circa 350 grammi. Non ci sono andata lontana: 307 grammi di bolle e aculei. Sì, bolle. Perché dal suo nasino, mentre respirava, uscivano delle bollicine. Respirava con la bocca aperta ed era evidente che fosse in difficoltà. Si vedeva anche del sangue, ma non era chiaro da dove provenisse.
La signora Daniela, appena trovato questo piccolo malcapitato, aveva subito chiamato l’Associazione Amici del Riccio, che le hanno spiegato cosa fare. Lo ha messo al caldo e lo ha tenuto al sicuro in attesa del mio arrivo.
Con il mio “kit salva riccio” sono partita e, senza perdere tempo, l’ho portato da Romina, al centro di Quartino come primo soccorso, la polpetta spinosa poi è stata trasferita al centro di Maggia per le cure.
Ho deciso di chiamarlo Pào, che in cinese significa bolla.
Quell’immagine del riccetto con la bolla al naso mi era rimasta impressa, ed era tenera e struggente allo stesso tempo.
Ora per Pào inizia il suo percorso di guarigione.
Quando starà meglio, verrà riportato dalla signora Daniela e rilasciato nel suo habitat, lì dove tutto è iniziato.
Vi terrò aggiornati sugli sviluppi di questa piccola polpetta spinosa.
Incrociamo tutti gli aculei per lui 🦔💚
🧰 Il mio “kit salva riccio”
Quando vado a recuperare una polpetta spinosa in difficoltà, porto sempre con me un piccolo kit di emergenza. Sono oggetti semplici, ma possono fare davvero la differenza:
Scatola di cartone (con fori per l’aria)
Giornali o panni per foderare la scatola (niente stoffe che si sfilacciano)
Borsa dell’acqua calda oppure una bottiglia con acqua tiepida, sempre avvolta in un panno
Guanti (da giardinaggio o monouso)
Asciugamano o plaid leggero per mantenere il calore durante il trasporto
Pinzette togli-zecche (solo se si sanno usare correttamente e senza stressare il riccio)
Telefono carico per contattare subito l’associazione o il centro ricci
⚠️ Importante:
Non somministrare farmaci
Non improvvisare cure
La cosa più importante è tenerlo al caldo e portarlo il prima possibile a mani esperte.




