❤️ Alcune curiosità sulla vita amorosa dei ricci ❤️
Capire se un riccio è maschio o femmina non è solo una curiosità: è anche il punto di partenza per comprendere qualcosa di affascinante del loro mondo, cioè il periodo degli amori.
Il risveglio e la stagione degli amori
Dopo il letargo invernale, che dura da novembre a marzo, i maschi si svegliano per primi, tra febbraio e marzo. I ricci maschi devono recuperare il peso perso e mettersi in forze, perché di lì a poco inizieranno a percorrere chilometri per cercare una femmina. Le femmine, invece, restano in letargo per circa un mese in più.
Il periodo di accoppiamento va normalmente da fine aprile a fine agosto, ma negli ultimi anni, con il cambiamento climatico, si sono osservati casi di accoppiamento anche a settembre o ottobre.
Il “carosello dei ricci”
Quando un maschio trova una femmina, inizia il famoso “carosello dei ricci”: il maschio le gira intorno per ore, spingendola delicatamente con il muso e producendo sbuffi e grugniti.
Se non è dell’umore, la femmina respinge il maschio, lo morde e si chiude a palla.
Il corteggiamento può durare più notti di fila, finché la femmina decide di accettare e abbassa gli aculei, appiattendoli sul corpo: è il suo modo di dire “va bene”.
L’accoppiamento, a quanto pare, è tutt’altro che silenzioso: chi ha avuto ricci in giardino d’estate lo sa bene!
Secondo osservazioni riportate dal biologo Robert Zingg (Knonauer Amt, Zurigo), i maschi in periodo di corteggiamento possono percorrere oltre 2 chilometri a notte (in alcuni casi fino a 6 km) per cercare una compagna, mentre al di fuori di questo periodo i loro spostamenti si riducono a circa mezzo chilometro.
Gravidanza e nascita dei piccoli spinosini
La gestazione dei ricci dura circa 35 giorni. I piccoli nascono in genere tra giugno e settembre: la cucciolata va da 2 a 6 cuccioli, completamente ciechi e sordi.
Per non ferire la madre durante il parto, gli aculei sono morbidi e “rientrati” sotto la pelle.
Alla nascita, le polpette spinose hanno già circa un centinaio di aculei e pesano tra 12 e 25 grammi. Dopo due settimane aprono gli occhi e iniziano a muoversi nel nido, sempre sotto lo sguardo attento (e stanco) della mamma, che li allatta solo di giorno.
A partire dalla terza settimana, i riccetti cominciano ad uscire dal rifugio e verso le sei settimane si separano definitivamente dalla madre.
Purtroppo, solo il 20 % dei ricci sopravvive al primo anno di vita. La causa di morte principale? L’uomo con l’utilizzo di tagliaerba, pesticidi o altri prodotti tossici.
Quando le femmine perdono una cucciolata, possono cercare di riprodursi ancora, ma se questo avviene troppo tardi (settembre-ottobre), i piccoli che nasceranno molto probabilmente non riusciranno a raggiungere il peso necessario per superare incolumi l’inverno.
Durante i mesi freddi i ricci dovrebbero essere in letargo, ma può capitare di incontrarne qualcuno in giro. Se il riccio è molto piccolo, significa che non ha raggiunto il peso necessario per sopravvivere all’inverno e ha urgente bisogno di aiuto. Per orientarsi rapidamente, i centri di recupero usano un metodo semplice: paragonare i ricci alla frutta.
🍈 Se un riccio è “grande come un melone”, è un adulto in salute.
🥭 Se è “tipo un mango”, è giovane ma probabilmente in buone condizioni.
🥝 Se invece assomiglia più a un kiwi, è troppo piccolo per cavarsela da solo.
In questo caso è importante segnalarlo subito al centro recupero fauna locale o a un’associazione specializzata: un intervento tempestivo può letteralmente salvargli la vita.




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