Polpette spinose albine, una guida
La storia di Albi è stata scritta in collaborazione con Miriam, volontaria che cura ricci ciechi.
Ogni tanto la natura sorprende con qualcosa di rarissimo: un animale completamente bianco.
Si tratta di albinismo, una condizione genetica in cui l’organismo non produce melanina, il pigmento responsabile della colorazione della pelle, del pelo, degli occhi e, nel caso dei ricci, degli aculei.
Gli animali albini si riconoscono facilmente: pelo o aculei completamente bianchi, pelle molto chiara e occhi rosati o molto chiari.
Ma l’albinismo non è solo una particolarità estetica. Spesso porta con sé anche diverse difficoltà: una maggiore sensibilità alla luce e, soprattutto, problemi alla vista. In molti casi gli animali albini sono ipovedenti o completamente ciechi.
In natura questo può diventare un grande svantaggio.
Le difficoltà per un riccio albino
Per un riccio selvatico la vista non è il senso principale, si orienta soprattutto con olfatto e udito, ma resta comunque importante.
Un riccio albino può avere seri problemi di vista o addirittura essere cieco. Questo significa muoversi con più difficoltà, non percepire bene i pericoli e rischiare più facilmente incidenti.
C’è poi un altro problema. Gli aculei chiari rendono il riccio molto più visibile nella notte, soprattutto ai rapaci notturni.
Dove un riccio normale si confonde nel buio, uno albino può essere molto più facilmente visibile. Per questo i ricci albini che vengono recuperati, spesso non possono essere liberati completamente in natura.
A volte però esiste una soluzione intermedia: i giardini protetti, dove possono vivere in una sorta di semi-libertà.
Ed è proprio qui che inizia la storia di Albi.
La storia di Albi (che poi si scoprì essere Alba)
Albi arrivò nel giardino di Miriam il 6 giugno 2017.
Era un riccio albino proveniente dall’Italia. A portarlo fu Alex, insieme a Elsa, fondatori dell’Associazione Ricci di Maggia.
Anni prima, Miriam aveva ascoltato un’intervista di Alex in cui cercavano famiglie volontarie disposte a ospitare ricci non vedenti. Animali che non potevano più essere liberati completamente in natura ma che potevano vivere bene in giardini protetti e sicuri.
Il loro giardino venne valutato dall’associazione e considerato idoneo per questo tipo di progetto: uno spazio abbastanza grande e tranquillo dove un riccio cieco potesse vivere senza i pericoli della natura selvaggia.
Quando arrivò, Albi pesava circa 1,4 kg ed era un riccio davvero speciale: completamente bianco. Bellissimo e rarissimo.
Un riccio che conosceva ogni angolo del giardino
Col tempo Albi imparò a conoscere perfettamente il giardino.
Passeggiando ritrovava i suoi punti di riferimento e si muoveva con sicurezza nell’ambiente che ormai considerava casa. Dopo il letargo, per esempio, bastava poco tempo perché riprendesse il suo peso e le sue abitudini.
A volte si faceva vedere anche di buon mattino. Altre volte arrivava la sera e faceva il suo giro come per “chiamare all’appello” Miriam per la cena.
E mangiava, racconta lei, come un porcellino.
Nonostante la cecità, Albi conduceva una vita piena: girava per il giardino, esplorava, faceva quello che voleva. Condivideva lo spazio perfino con delle tartarughe di terra, entrando spesso nelle loro casette.
Una volta all’anno veniva fatto anche un piccolo controllo: pulizia delle orecchie e taglio delle unghie.
In un’occasione dovette tornare al Centro Ricci di Maggia perché si era ferito e la ferita aveva iniziato a produrre pus. Dopo circa dieci giorni di cure tornò a casa.
Fu proprio durante quella visita che arrivò la sorpresa.
Per un anno tutti avevano pensato che il riccio fosse un maschio, Albi per l’appunto. Ma, durante i controlli, si scoprì che in realtà era una femmina. Così Albi cambiò nome in Alba.
Tre anni di vita tranquilla
Alba visse nel giardino di Miriam per tre anni, fino al 16 agosto 2020.
Non si sa quanti anni avesse quando arrivò, ma in quel giardino aveva trovato un equilibrio perfetto: sicurezza, spazio, cibo e persone che si prendevano cura di lei.
Per Miriam e la sua famiglia fu anche il primo riccio ospitato, e l’affetto nato in quegli anni fu inevitabilmente molto forte.
Storie come quella di Alba raccontano qualcosa di bello: che a volte, con un po’ di attenzione e disponibilità, è possibile offrire una seconda possibilità anche agli animali che non potrebbero più vivere completamente in natura.
E che perfino un riccio albino, cieco e rarissimo, può trovare il suo posto nel mondo.
Un cucciolo albino
Non tutti i ricci albini hanno la stessa fortuna di Alba.
L’ottobre scorso, Romina ha trovato un piccolo riccio maschio. Pesava appena 180 grammi ed era albino.
Una polpetta spinosa così piccola, in quel periodo dell’anno, è estremamente fragile. Nonostante le varie cure: infusioni, medicazioni e tutte le attenzioni possibili, le sue condizioni erano molto precarie.
Ha lottato per due giorni.
Poi il suo cuore ha ceduto.
Non sempre si possono fare miracoli.
🧬 Albino o leucistico? Non è la stessa cosa
Spesso si pensa che tutti gli animali bianchi siano albini, ma non è sempre così.
Albinismo
È una condizione genetica in cui manca completamente la melanina, il pigmento che dà colore a pelle, pelo, occhi o aculei.
Gli animali albini hanno quindi:
Colorazione completamente bianca
Occhi rosati o molto chiari
Spesso problemi alla vista
Leucismo
Nel leucismo invece la melanina è solo parzialmente ridotta. L’animale può essere molto chiaro o quasi bianco, ma:
Gli occhi restano scuri
La vista normalmente non è compromessa
E per finire, la breve, storia di Enzo.
Nel video sottostante vediamo Enzo che è stato cresciuto da Julia (chiamata “la madre dei ricci” 🙂 perché si occupa principalmente dei baby ricci) e curato al Centro Recupero ricci la Ninna. In seguito è stato rilasciato in natura.
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